Bomba derivati sul debito: l’Italia e la scommessa sbagliata

E’ molto probabile che negli anni avvenire le perdite e le passività italiane legate ai derivati eccederanno

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ROMA (WSI) – L’Italia è il Paese dell’ Eurozona che più ha pagato a causa dei contratti swap, che avrebbero protetto dal rischio del rialzo dei tassi; lo ha messo in evidenza Bloomberg analizzando dati Eurostat, dai quali è emerso che nel 2015 i prezzo da pagare è stato di 6,8 miliardi di euro.

La protezione dello swap permette, dietro un costo, di convertire il pagamento di un tasso variabile (come quello sul debito pubblico) con un tasso fisso in grado di rendere prevedibili i pagamenti futuri. Una mossa prudente, da un lato, ma che ha “scommesso” nella direzione sbagliata, visto che negli ultimi tempi i tassi si sono mossi verso il basso. Il conto complessivo delle perdite sugli swap fra 2011 e 2014 anni è stato di 16,95 miliardi.

swap

I dettagli completi sugli swap contratti dall’Italia non possono essere rivelati, aveva detto a inizio mese il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, poiché “avrebbe effetti negativi sull’intera gestione del debito”.

Certamente è poco incoraggiante la “coincidenza” individuata da Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano:

“Incrociando due tabelle dell’Upb si arriva a una conclusione inquietante: dai numeri del Tesoro sembra che il governo usi le privatizzazioni (quelle in arrivo sono vendite di quote di Ferrovie, la quotazione dell’Enav, forse altre quote di Poste o diEni) per coprire i buchi lasciati dai derivati. […] L’aritmetica induce a sospettare che il calo del debito dovuto alle privatizzazioni venga più che compensato da un aumento del debito dovuto all’effetto negativo dei derivati. Un altro indizio: nel 2015 i derivati ci sono costati 6,7 miliardi mentre nello stesso anno il governo otteneva esattamente 6,6 miliardi dalle privatizzazioni.

La morale della storia, purtroppo, è che i presunti risparmi portati dal famoso abbattimento dello spread, per il quale la Banca centrale europea ha dato un decisivo contributo, sono stati vanificati dai derivati del Tesoro. Nicola Benini, vice presidente di Assofinance, lo ha detto chiaramente:

“E’ molto probabile che negli anni avvenire le perdite e le passività italiane legate ai derivati eccederanno i cosiddetti risparmi portati da qualsiasi ribasso dei costi sul finanziamento del debito”.

di Alberto Battaglia

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