1839: Nasce ufficialmente la fotografia

Ufficialmente, dunque, la fotografia nasce nel 1839 (precisamente il 7 gennaio, data dell’annuncio ufficiale), quando cioè lo studioso e uomo politico François Jean Dominique Arago, eletto deputato nel 1830.

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Ufficialmente, dunque, la fotografia nasce nel 1839 (precisamente il 7 gennaio, data dell’annuncio ufficiale), quando cioè lo studioso e uomo politico François Jean Dominique Arago, eletto deputato nel 1830, spiegò nei dettagli all’Accademia di Francia (richiedendo poi anche un contributo economico per l’autore) l’invenzione di Louis Mandé Daguerre, la dagherrotipia. È la nascita ufficiale della fotografia e sottolineo “ufficiale” perché dobbiamo comunque ricondurci e riferirci a una data. Ma, indubbiamente ed oltre a Joseph Nicéphore Niépce, con cui Daguerre collaborò strettamente, la fotografia ha (almeno) un altro padre: il fisico inglese William Henry Fox Talbot, inventore della fotografia come noi oggi la intendiamo, ovvero una matrice riproducibile potenzialmente all’infinito.
Talbot, colto in contropiede dalla presentazione del dagherrotipo, a fine gennaio presentò all’Accademia nazionale inglese delle scienze (Royal Society) e scrisse ad Arago per rivendicare la paternità dell’invenzione “fotografia”. Ovviamente, essendo Arago il “padrino” di Daguerre, la lettera fu semplicemente un disperato e vano tentativo da parte di uno studioso (Talbot, appunto) più votato ai risvolti intellettuali e/o artistici di una ricerca che alla sua parte “commerciale”.

Al contrario di Daguerre, che infatti ottenne – grazie alla “sponsorizzazione” di Arago – un sussidio vitalizio consistente in 6000 franchi (4000 andarono invece a a Niépce figlio in quanto il padre, Joseph Nicéphore, era morto nel 1833, prima, quindi, di quel 7 gennaio 1839) – concessi dal re di Francia Luigi Filippo per l’acquisto e la liberalizzazione del dagherrotipo.

Poco dopo l’annuncio ufficiale della fotografia, numerosi personaggi, in Francia e in Europa, si fecero avanti rivendicando metodi ed esperimenti legati ad essa. Tra tutti, meritano una particolare attenzione due studiosi: Antoine Hercule Romuald Florence, nato a Nizza nel 1804 ed emigrato in Brasile a meno di trent’anni, che nel 1833 ottenne delle immagini su carta abbastanza simili a quelle di Niépce e di Daguerre, ma l’isolamento del luogo in cui viveva gli impedì di far conoscere la propria scoperta e i propri esperimenti (portati alla luce dallo storico brasiliano Boris Kossoy); pare addirittura che Florence utilizzò già nel 1834 il termine “fotografia”;Hippolyte Bayard (1807-1887), che fu tra i primi fotografi della storia e inventore di un procedimento noto come stampa positiva diretta, che consente la realizzazione di un positivo non riproducibile.

Bayard rese pubblico il procedimento solo all’inizio del 1840, probabilmente persuaso da Arago ad attendere la presentazione ufficiale del dagherrotipo. Come reazione polemica a ciò, Bayard realizzò un autoritratto nella postura di un annegato, con didascalia ironica annessa.

Anche in Italia il dagherrotipo viene ufficialmente presentato: è il 12 marzo e il fisico Macedonio Melloni tiene una relazione su di esso all’Accademia delle Scienze di Napoli.

Il 20 maggio, invece, Samuel Morse, inventore del telegrafo, esegue la prima immagine dagherrotipica oltreoceano.
La fotografia, ora, inizia davvero a essere parte della storia del mondo.

Probabilmente i suoi padri fondatori non avrebbero mai immaginato che oltre a farne parte sarebbe stato uno degli strumenti più importanti per raccontarla, la storia del mondo. E il fatto che siano tanti, tantissimi gli uomini di scienza ad aver contribuito alla creazione di essa (da Mo-Ti a Daguerre/Talbot) e che molti di essi siano stati dimenticati o poco considerati dalla narrazione della storia ufficiale, rende la fotografia realmente figlia della cultura del mondo, del desiderio dell’umanità di evolversi e di varcare nuovi orizzonti e della magica combinazione tra studi scientifici, artistici e umanistici.
Ora, il metodo per scrivere con la luce (fotografare) è di pubblico dominio, ma occorre la penna, ovvero la macchina fotografica.

Anche in questo caso, lo spirito imprenditoriale di Daguerre non viene meno: a soli tre giorni dal decreto statale firmato dal re di Francia e relativo all’acquisto della tecnica della, appunto, dagherrotipia, l’ottico e, soprattutto, cognato di Daguerre, Alphone Giroux, inizia a vendere i primi apparecchi fotografici.
È l’alba del mercato fotografico.

La fotocamera per la dagherrotipia era composta da due scatole di legno che scorrono una dentro l’altra per consentire la messa a fuoco, una fessura per la lastra di rame sul retro e frontalmente un obiettivo fisso, in vetro e ottone. Inizialmente la luminosità dell’ottica (creata appositamente per lo scopo fotografico dall’ottico francese Charles Chevalier) era compresa tra f/11 e f/16 e la lunghezza focale era di 360mm. Va sottolineata l’abilità (commerciale, stavolta) di Daguerre: ottenuto il vitalizio dallo stato francese per il suo metodo, protegge con un brevetto – a Londra, 14 agosto 1839 – il “suo” apparecchio fotografico, senza il quale la conoscenza del suo metodo rimane solo teoria. In più, ogni esemplare è autenticato e porta su di un lato la dicitura: “Il
Dagherrotipo.

Nessun apparecchio è garantito se non porta la firma di M. Daguerre e il marchio di M. Giroux”. E, naturalmente, è corredato dell’indispensabile manuale d’uso redatto dallo stesso Daguerre. Una macchina fotografica riportante la firma del padre ufficiale della fotografia: penso che anche oggi, se la fotografia fosse nata nel 2012, un apparecchio del genere sarebbe leader di mercato. A prescindere dalle caratteristiche tecniche.

Questo primo apparecchio fotografico ufficialmente disponibile per l’acquisto è lungo ben 26,7cm, quando chiuso, e si estende fino a 50,8cm, al massimo allungamento; all’altezza di 31,1cm, corrisponde una larghezza di 36,8cm; per lastre full plate 16,4×21,6cm; obiettivo costituito da una lente a menisco o piano-convessa di 406mm di lunghezza focale e 83mm di diametro; il diaframma fisso di 23,8mm riduce l’apertura di lavoro all’equivalente del diaframma f/17.

Ovviamente, al leader di mercato non devono mancare i concorrenti: ecco dunque che, sempre a metà agosto, a Parigi era disponibile un’altra versione di apparecchio per dagherrotipia, del tutto identico a quello di Giroux, realizzato dai fratelli Susse.

Il 19 agosto, dopo l’inizio della commercializzazione dei due apparecchi fotografici, viene ufficialmente reso pubblico (è questa la data della presentazione ufficiale, dunque) il procedimento di Daguerre: Talbot risponde proteggendo la sua tecnica fotogenica con un brevetto francese ed esponendo, a Birmingham, 93 disegni fotogenici.
In autunno, poi, a Torino Enrico Jest avvia la produzione dei primi apparecchi fotografici italiani consentendo, grazie alla traduzione del manuale di Daguerre da lui eseguita, la formazione di numerosi altri laboratori per la produzione di strumenti per la dagherrotipia.

A Milano, nel finire d’anno, Alessandro Duroni inizia l’importazione dei primi apparecchi Daguerre-Giroux.
La fotografia inizia a dilagare e tutti coloro che potevano permettersi l’acquisto di uno dei suddetti apparecchi (abbastanza costosi, scomodi e limitati alla sola fotografia di ritratto e paesaggio) fotografavano con gioia indescrivibile qualunque cosa, anche la più insignificante, emozionandosi per il risultato ottenuto. Ma il dagherrotipo aveva vita breve: esemplare unico di una immagine, prodotto direttamente su lastra e quindi non
riproducibile, che a seconda dell’angolo con cui viene visualizzato appare in positivo o in negativo e che, soprattutto, mostra l’immagine con l’inversione destra-sinistra.
Comunque e indubbiamente, il trionfatore assoluto di quest’anno così determinante per la fotografia e per il suo mercato, è Daguerre: pensione vitalizia di 6000 franchi all’anno e l’onore di essere considerato da tutti il padre della fotografia. E poco importa che dopo circa quindici anni il suo metodo sarebbe stato soppiantato da quello messo a punto da Talbot e sul quale si basa, ancora oggi, la fotografia come la intendiamo, ovvero il metodo per ottenere una matrice riproducibile infinite volte. Il 1839 è l’anno di Daguerre e del dagherrotipo.

 

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