John Pilger: “Siete sicuri che l’Italia sia una vera democrazia? Gli Usa sono certamente una plutocrazia”

Intervista dell'AntiDiplomatico al giornalista australiano: " La moderazione di Vladimir Putin di fronte alla bellicismo della Nato ai confini della Russia sta cominciando a perdere il favore a Mosca"

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John Pilger è una straordinaria voce libera ed indipendente nel panorama giornalistico occidentale e non a caso in Italia è pressoché sconosciuto ai più. Vincitore di vari premi internazionali di giornalismo e di riconoscimenti nei Festival più presitgiosi per i suoi documentari (qui una sua biografia), il giornalista australiano è recentemente tornato negli Stati Uniti per seguire da vicino la campagna presidenziale del paese che, sfortunatamente, tiene le redini della quasi totalità delle decisioni mondiali.
Come AntiDiplomatico abbiamo avuto il privilegio di potergli rivolgere alcune domande sulla politica internazionale attuale.

L’Intervista:

– E’ tornato negli Stati Uniti per seguire la campagna presidenziale. Partirei da una domanda brutale: ma che razza di paese è diventato quello che come migliore candidato, in quanto meno pericoloso per il mondo, offre Donald Trump?

“Bisogna stare molto attenti dal permettere al demone Trump di distrarvi dal vero grande pericolo per il mondo: Hillary Clinton è l’incarnazione di un sistema violento e rapace”. 
In un recente sondaggio oltre il 53% dei cittadini statunitensi si sono dichiarati contrari sia a Hillary Clinton che a Donald Trump. Per quanto tempo nell’immaginario collettivo continueremo a considerare gli Stati Uniti una democrazia? 
Secondo Lei l’Italia è una vera democrazia? Il Regno Unito è una vera democrazia? Gli Stati Uniti sono una plutocrazia. Uno scienziato politico cinese ha recentemente dichiarato: “in Cina, il governo non cambia, ma le politiche si. Negli Stati Uniti cambiano i governi, ma le politiche praticamente mai”. E’ la semplice verità.
Bernie Sanders era realmente il cambiamento che in molti in Europa hanno descritto? E se si in questa fase perché non si candida da indipendente o sceglie di appoggiare e sostenere una candidata indipendente come Jill Stein?
Bernie Sanders ha offerto un pò di speranza, ma la sua politica estera differisce molto poco da quella di Hillary Clinton. Rappresenta un liberal del Partito democratico che ha spesso e illegalmente portato gli Stati Uniti in diverse guerre. Tre milioni di morti in Vietnam, non lo ricordiamo mai abbastanza, ci sono stati grazie ad un presidente ancora più liberal di Sanders o Clinton.
Cosa accadrebbe al mondo con una presidenza di Hillary Clinton?
Hillary Clinton – come ho detto – è un pericolo concreto. E’ l’unico candidato sostenuto da tutte (tranne solo una) delle principali corporazioni mondiali delle armi. E’ una devota supporter delle politiche illegali di Israele. Quattro anni fa ha minacciato di “eliminare” l’Iran. E’ riuscita a sbarazzarsi delle istituzioni della Libia. E’ ostile alla Cina e alla Russia. Crede che gli Usa abbiano diritti di derivazione divini. 
Cosa ha provato quando ha visto Obama parlare recentemente ad Hiroshima e non chiedere scusa per quanto fatto dal suo paese, dichiarando poi quasi sarcasticamente – in quanto alla guida della prima potenza atomica del mondo – di auspicare un pianeta senza armi nucleare?

Non sono stato sorpreso. Barack Obama è uno degli occupanti più odiosi della Casa Bianca. Parla con una insopportabile disonestà – come ad Hiroshima –  e agisce in modo non certo differente dai suoi predecessori. E’ responsabile della maggiore campagna di terrorismo della storia – una guerra assassina attraverso i droni, in cui lui approva singolarmente l’esecuzione delle vittime. Ha perseguito penalmente più informatori che ogni altro presidente nella storia.

Ha tradito, infine, l’America nera. 

L’espansionismo sempre maggiore degli Stati Uniti arriverà ad un punto di rottura e collisione con la Cina? 
Ci sono grandi rischi perché l’Amministrazione Obama provoca apertamente la Cina – al punto che Pechino ha dovuto mettere le sue armi nucleare in uno stato di allerta. 

Anche se è la Nato che sta portando le sue installazioni sempre più a est, in Europa la nostra informazione alimenta un pericolo di una Russia aggressiva. A chi giova alimentare questo sentimento di russofobia?
Nessuno beneficia da questa campagna assurda contro la Russia e il suo presidente – ad eccezione certo dei signori della guerra in Occidente. La moderazione di Vladimir Putin di fronte al bellicismo della Nato ai confini della Russia sta cominciando a perdere il favore a Mosca. Il suo successore potrebbe non avere un atteggiamento così benigno. 
Dall’avvento delle cosiddette primavere arabe, iniziate con il noto discorso di Obama all’Università del Cairo del 2009, il Mediterraneo orientale è divenuto una polveriera. Si è trattato di un piano esterno di distruzione pianificata di stati sovrani ostili a Washington, Libia e Siria in particolare, o reale ricerca di democrazia e libertà? E quando la Siria potrà vedere finalmente la luce in fondo al tunnel?

La situazione in Siria cambierà solo quando Washington smetterà di supportare i gruppi jihadisti e usarli come strumenti delle loro politiche per dividere e conquistare. 

14 anni fa, falliva il colpo di stato in Venezuela contro il presidente democraticamente eletto Hugo Chavez e iniziava l’uscita degli Stati Uniti dall’America Latina. Poco dopo, gli Usa invasero l’Iraq. Oggi che nel Mediterraneo orientale l’egemonia traballa, Washington utilizza tutte le sue armi note per tornare in America Latina. Ha ragione secondo Lei il Presidente Rafael Correa quando dice che siamo di fronte ad un nuovo Piano Condor nella regione? 

Rafael Correa ha perfettamente ragione. Gli Usa non lasceranno mai l’America Latina. Washington storicamente misura il suo livello di potere da quanto riesce a condizionare le scelte di quello che ha sempre considerato il suo cortile di casa. Ecco spiegato perché la resistenza popolare portata avanti da uomini come Hugo Chavez o Rafael Correa sia così importante. Il difetto nelle cosiddette rivoluzioni progressiste dell’America Latina negli ultimi anni è quello di non essere vere rivoluzioni, e il vecchio ordine, o una versione di esso, ha mantenuto il controllo sull’economia rendendo sempre instabile la situazione economica.

Il futuro del mondo offre al momento due possibili binari: un unilateralismo statunitense, soprattutto in caso di presidenza Clinton, fatto di aree di “libero” scambio imposte in giro per il mondo sul Modello Nafta (il TTIP in Europa ad esempio), con milioni di poveri disperati prodotti e profitti per le multinazionali, e la distruzione pianificata con il caos di tutti i paesi che si ribellano a questa visione stile Libia e Siria; oppure un periodo di multilateralismo, rispetto della sovranità, autodeterminazione dei popoli e di pace se si dovesse rafforzare il progetto alternativo al Washington Consensus dei Brics e l’integrazione regionale dell’America Latina ideata e voluta da Chavez, Lula e Kirchner. Siamo lontani dalla realtà? E quale delle due visioni prevarrà?

Non posso certo prevedere il futuro. Quello che so è che finché le persone comuni, specialmente tra i giovani, non vanno nelle strade a sfidare apertamente le democrazie fasulle, poco cambierà.

Di Alessandro Bianchi*
*Si ringrazia Andre Vltchek per la realizzazione dell’intervista

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