ROMA – La decisione del quotidiano Il Giornale di regalare – come ‘omaggio’ al primo volume di una collana a pagamento sul Terzo Reich – il Mein Kampf di Adolf Hitler diventa un caso politico in vista dei ballottaggi. Il direttore Sallusti difende l’iniziativa: “Vero antidoto alle tossine del nazionalsocialismo”, sostiene. Ma il premier, la presidente della Camera, e numerosi esponenti della sinistra criticano la scelta editoriale che ha suscitato lo sdegno e la condanna della comunità ebraica italiana, e dell’ambasciata di Israele. “Squallido, mai più”, commenta Matteo Renzi. “Decisione grave, la memoria merita rispetto. La mia solidarietà a tutte le famiglie vittime dell’Olocausto”, ribadisce Laura Boldrini. Per Giuseppe Sala, candidato a sindaco di Milano per il centrosinistra, si tratta di “uno scandalo totale”. “Sono esterrefatto e disgustato”, dice.

Trovo squallido che un quotidiano italiano regali oggi il Mein Kampf di Hitler. Il mio abbraccio affettuoso alla comunità ebraica

La comunità ebraica ha definito la scelta del Giornale “un’operazione indecente”, mentre l’ambasciata israeliana in Italia aveva espresso sorpresa.

Sallusti replica: “Non è un’operazione elettorale”. Il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, respinge con forza sospetti e critiche di aver condotto un’operazione elettorale per strizzare l’occhio all’elettorato di estrema destra in vista dei ballottaggi per i sindaci delle grandi città fra otto giorni. “Su una tragedia simile non si gioca – spiega – semmai è il contrario. Con certi venticelli che soffiano qua e là in Europa e in Medio Oriente, serve capire dove si annida il male per non ripetere un errore fatale”.

Le reazioni della politica. La pubblicazione di Mein Kampf scatena un vespaio di polemiche e entra nel vivo della campagna elettorale. “A Milano – scrive in una nota Emanuele Fiano, membro della segreteria del Pd – ilGiornale, il principale organo di stampa a sostegno della campagna di Stefano Parisi, guarda caso proprio nei giorni del ballottaggio, sceglie di arruolare a sostegno del proprio candidato anche l’estremismo più impresentabile”. “Esiste un disegno obbrobrioso e preciso – ha aggiunto Fiano – a Milano e nel resto d’Italia, che mira a portare a votare contro i candidati del Pd tutto l’estremismo neonazista e neofascista che si può raccogliere. In qualsiasi altro Paese d’Europa questa operazione sarebbe stata considerata un’offesa insanabile alla democrazia antifascista, se non addirittura un reato”.

Altrettanto duro il commento di Piero Fassino, sindaco uscente di Torino, candidato al ballottaggio del 19 giugno (suo padre Eugenio, partigiano ‘garibaldino’, combattè contro i nazifascisti): “Squallido e indecente riesumare persino Hitler per strizzare l’occhio all’estrema destra nelle città al voto – afferma Fassino – la verità e il dolore immane della Shoah non devono essere sporcati da un richiamo al pensiero orribile del nazismo, antistorico e anti-umano. Ed è con questi sentimenti che rivolgo il mio più affettuoso abbraccio alla comunità ebraica italiana e, idealmente, a tutti coloro che hanno pagato fino al sacrificio della vita la loro eroica opposizione al nazifascismo”. E le polemiche incendiano la campagna per il ballottaggio alla poltrona di sindaco di Milano.”È una vergogna – ha detto Giuseppe Sala, candidato per il centrosinistra – un insulto rivolto a tutti i figli e ai nipoti di quelli che hanno sofferto”. Si tratta, sottolinea Sala, di “una scelta che dà la misura di tante cose”, riferendosi in particolare al fatto che “Il Giornale, nei miei confronti, ha sempre avuto un atteggiamento totalmente negativo”. E lancia un messaggio all’avversario per la poltrona a sindaco: “Aspetto con impazienza una presa di posizione forte e inequivocabile da parte del candidato sindaco del centrodestra Stefano Parisi“. Immediata la risposta del candidato del centrodestra: “Mi dissocio – ha dichiarato – dalla scelta del quotidiano”

Anche Paolo Limonta (Sinistra per Milano) è critico: “Questa scelta editoriale è un preciso messaggio politico a tutta la galassia nera della destra e un invito palese al voto per i candidati del centrodestra che si presentano ai ballottaggi”. Condanna, ma con un invito alla prudenza, da parte di Scelta civica. “È una scelta sbagliata – commenta il deputato di Sc, Gianfranco Librandi – una provocazione inutile. Ma sarebbe sbagliato reagire alla provocazione con simboliche messe al rogo del libro, perché questi sono i metodi amati appunto dai nazisti. Bisogna avere più paura dei fascismi e dei nazismi del futuro, non di quelli del passato”.

Più netta la posizione del senatore di Forza Italia, Lucio Malan, che si schiera dalla parte della scelta del direttore de Il Giornale e attacca il Pd: “Le parole di Alessandro Sallusti ribadiscono ciò che era ben chiaro dall’inizio. La vendita del Mein Kampf è un invito a ricordare e non c’è da parte del Giornale la più lontana traccia di ostilità agli ebrei che invece trasuda da tanta sinistra. Il Pd, per nulla imbarazzato dalla glorificazione fatta a suo tempo dall’Unità, dovrebbe occuparsi di chi uccide o annuncia di voler uccidere gli Ebrei oggi, come i leader di Hamas più volte incontrati da alti esponenti del partito. E che dire del presidente iraniano Rouhani che invece è stato ricevuto dal capo del Pd e del Governo con tutti gli onori, arrivando persino a nascondere opere d’arte nazionale per non offendere il sensibile ospite che ha definito Israele un cancro”. Aspri anche i toni usati da Simone Furlan, leader dell’esercito di Silvio, in un post su Facebook: “Ha ragione Matteo Renzi. È squallido regalare il Mein Kampf con un giornale, bisognerebbe regalare piuttosto il Libro Nero del Comunismo così da far conoscere a tutti le atrocità compiute dai suoi compagni comunisti. La cultura è tale a 360 gradi”.

Il caso tedesco. Anche in Germania l’opera di Hitler, il cui titolo tradotto significa ‘La mia battaglia’, è tornata di recente alla ribalta per la decisione, passati 90 anni dalla prima edizione (il libro è del 1925, otto anni prima della presa del potere), di ripubblicarlo in una edizione commentata. Decisione arrivata perché sono scaduti i diritti di autore sul libro, di proprietà del Land della Baviera, che per decenni ne aveva vietato la pubblicazione.

Mastrobuoni: ”In Germania riedizione del Mein Kampf è un best seller”

Hitler aveva scritto il libro durante la sua detenzione nel carcere di Landsberg mentre scontava la condanna (per la verità molto mite) dopo il fallito putsch del Novembre del 1923. A un primo volume di carattere prevalentemente autobiografico contenente le descrizioni degli anni dell’infanzia e della gioventù nella nativa Braunau, di quelli bohémien vissuti in miseria a Vienna e delle traumatiche esperienze nella Prima Guerra mondiale, fece seguito, tra la fine del 1926 e l’inizio del 1927, sempre per lo stesso editore, un secondo volume intitolato Il Movimento nazionalsocialista: quello più propriamente programmatico.

Il Mein Kampf fu subito un best seller. E questo nonostante le feroci stroncature dei critici: un libro “noioso, confuso, scritto male e fumoso” lo definì Andreas Andernach nel saggio del 1932 intitolato Hitler ohne Maske . E un altro recensore parlò di “un guazzabuglio di frasi costruite male oppure sbagliate dal punto di vista grammaticale che non ha alcun valore intellettuale “. Della prima edizione vennero tirate e vendute 10mila copie che diventarono più di 200mila alla fine del gennaio del 1933 quando i nazisti andarono al potere.

Tra il 1933 e il 1945 del Mein Kampf fu pubblicata una serie infinita di edizioni. Di quella in versione popolare veniva regalata una copia agli sposi all’atto delle nozze. Quella di lusso in pelle bianca e incisioni d’oro era destinata ai Gauleiter e agli altri gerarchi del regime. Alla fine della guerra, del libro risultarono venduti oltre 12 milioni di esemplari che avevano fruttato a Hitler 15 milioni di Reichsmark. Otto dei quali vennero scoperti in una banca e poi confiscati dagli Alleati.

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