Auto elettriche: sono più di 1 milione nel mondo, con un aumento vendite registrato nel 2015 pari al 70% in più rispetto al 2014, con 477 mila unità vendute. Un vero e proprioboom. Lo rivela un rapporto dell’agenzia per l’energia dell’Ocse, l’IEA.

Secondo l’organizzazione, l’auto elettrica è l’unica tecnologia che l’anno scorso ha fatto i progressi necessari per raggiungere obbiettivi della COP21, nonostante siacomplessivamente di circa 10 anni indietro rispetto ad eolico e solare. Il boom delle vendite è indice di un settore che sta conquistando sempre di più il consumatore.

Questa impennata è particolarmente concentrata in alcuni paesi del mondo, come emerge dal report. In particolare la Cina l’anno scorso è diventata il maggior mercato mondiale dell’auto elettrica. Infatti il gigante asiatico, Stati Uniti, Olanda e Norvegia assommano da sole il 70% delle vendite dei veicoli di questo tipo al mondo.

Ma in quella che sembra una vera rivoluzione, come si posiziona l’Italia? L’abbiamo chiesto ad imprese ed associazioni di categoria, che, complessivamente, hanno dipinto unquadro piuttosto grigio del nostro paese, indietro nel settore su tutta la linea, dagli incentivi governativi alle minime infrastrutture come le stazioni di ricarica.

Ciro Acampora, Presidente Associazione nazionale veicoli elettrici e a propulsione alternativa (ANVEL):

Mentre in Europa le case automobilistiche fanno a gara a sfornare i modelli di auto elettrica, con autonomie sempre maggiori e soluzioni tecnologiche innovative, in Italia sembra calare una cappa di “omertosità” in materia di sviluppo della motricità alternativa.

Sembra che tutto sia lasciato all’iniziativa del cittadino, un cittadino che si informa e rivolge la propria attenzione alla salvaguardia dell’ambiente ed al risparmio economico ravvisabile sul medio-lungo periodo.

In un Paese come il nostro, potenzialmente autonomo nella produzione di energia elettricatramite le fonti di produzione “pulite” (energia solare, eolica ed a biomasse), ma schiavo dell’energia fossile importata dall’estero, l’affrancamento dal petrolio e dai suoi derivati attraverso l’uso di motori elettrici, potrebbe aprire nuovi spazi imprenditoriali e creare un’indipendenza energetica in grado di liberare risorse per lo sviluppo e la crescita economica.

É un discorso che i Paesi del centro Europa hanno ben inteso. Francia, Germania, Danimarca e Norvegia hanno investito notevoli capitali nella creazione di infrastrutture di ricarica, anche gratuite, hanno dato agevolazioni all’acquisto, all’uso (ingresso gratuito nelle ZTL, parcheggi gratis) ed alla gestione.

Nel mondo, la società più innovativa del 2016 è la Tesla, che in una sola settimana di prevendita ha collezionato 340 mila ordini della sua futura auto elettrica. In Italia puntiamo sulla nuova Giulia e sulla nuova Fiat Tipo, la politica sembra “investire” in altre priorità e di conseguenza il mercato è molto in ritardo.

Ma il futuro della mobilità è la mobilità ecocompatibile.

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Pietro Menga, Presidente Commissione Italiana Veicoli Elettrici a Batteria, Ibridi e a Celle a combustibile (CIVES):

Certo  il boom c’è, ma non da noi. La diffusione pro-capite in Italia, 10 volte inferiore alla Francia e 200 volte inferiore alla Norvegia, dice che è mancato qualcosa. Anzitutto, il superamento di due ostacoli:  l’alto costo dei veicoli, da compensare con incentivi monetari, e la possibilità di ricaricare le batterie. 

Alle colonnine pubbliche, certo (oggi ci sono cofinanziamenti per la loro diffusione, ma i comuni non sempre dispongono delle risorse per la loro quota di cofinanziamento), ma forse e ancora di più a casa. Perché finché di colonnine ce ne saranno poche, chi decide per l’auto elettrica è chi può ricaricare a casa propria.

In Italia il 50% delle famiglie ha un box o un posto auto, ma quasi mai con un impianto elettrico adeguato. Un potenziale di mercato sprecato, da stimolare, ad esempio,  con un credito d’imposta per gli adattamenti impiantistici. Poi, rimossi questi ostacoli, resta un punto finora poco metabolizzato: l’offerta di autentiche motivazioni individuali per il consumatore, che non sono solo la rimozione degli ostacoli di cui sopra.

Buone motivazioni sono le regole di mobilità che riconoscano concrete premialità per i veicoli benemeriti e chi li usa.  Come tariffe agevolate per soste e ZTL, od orari liberi per il traffico commerciale. In Norvegia queste misure ci sono sull’intero Paese, in Italia in una manciata di città.

Il Libro Bianco CIVES sull’Auto Elettrica dà un’idea del molto che si potrebbe fare. Dopo COP 21 le nostre istituzioni stanno però mostrando più attenzione. C’è da augurarsi che nessuna delle forme di sostegno elencate venga dimenticata, perché è la loro sinergia che produce il risultato.

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Aurelio Nervo, Presidente Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica (ANFIA):

Nel 2015, in UE28-EFTA, le auto elettriche sono il 29% del mercato delle auto ad alimentazione alternativa, complessivamente cresciuto del 20%, con una quota del 4,5% del totale immatricolato. In Italia, le auto elettriche rappresentano appena l’1% del mercato delle auto ad alimentazione alternativa, che a sua volta detiene una quota del 13,4% sul totale immatricolato e che risulta in calo del 3,5% a causa della forte riduzione del gap di prezzo tra carburanti alternativi e tradizionali.

La tecnologia dell’elettrico puro non è ancora matura. Il delta-costo a carico del consumatore è ancora alto. Paesi come Norvegia e Olanda, dove la mobilità elettrica è molto sviluppata, hanno introdotto importanti incentivi fiscali per l’acquisto delle vetture, e l’autonomia media è limitata, motivo per cui la mobilità elettrica è perlopiù urbana.

In Italia, oltretutto, c’è una minor percentuale di popolazione urbana (Italia 68,7%, UK 82,6%, Paesi Bassi 90,5%, Francia 79,5, Germania 75,3. Fonte: United Nations). A questo si somma la carenza della rete di rifornimento.

ANFIA sostiene un approccio alla mobilità sostenibile basato sul principio di neutralità tecnologica. A fronte di una filiera industriale italiana del gas (GPL e metano) fortemente sviluppata e leader mondiale, è ancora inesistente una filiera industriale della mobilità elettrica, e grossi gap caratterizzano la rete di distribuzione dei carburanti alternativi in generale.

Questi gap di competitività potranno essere almeno in parte superati attraverso un Piano Nazionale per la mobilità sostenibile e l’attuazione della Direttiva DAFI (2014/94/UE) relativa alla pianificazione della realizzazione di infrastrutture per i carburanti alternativi. Va in questa direzione, infatti, il tavolo avviato a Palazzo Chigi dal Vice Segretario Tiscar.

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Alberto Bergamaschi Press & PR Manager Continental AG:

Il boom delle vendite dei veicoli elettrici è una realtà che va avanti da un po’ di anni, maessenzialmente nei paesi nordici, quindi Scandinavia, dove ci sono dei grossi sgravi fiscalisulle vetture elettriche. Non a casa in Norvegia c’è la percentuale più alta al mondo di veicoli elettrici.

Nelle altre parti d’Europa ci sono altri paesi organizzati, per esempio la Germania, dove le colonnine per la ricarica elettrica sono messe anche nelle stazioni di servizio, cosa che in Italia è una vera rarità. Nel loro ci sono al massimo degli indipendenti che installano delle colonnine, ma altamente sottodimensionate.

C’è poi un’altra considerazione da fare per il nostro Paese: l’Italia è il Paese di FIAT, che non è molto sensibile al discorso elettrico. Per questo l’azienda non ha quegli impulsi che hanno altri Paesi e la conseguenza è che anche a livello governativo non ci sono incentivi in questa direzione. Continental è molto sensibile al discorso ecologico, ma in effetti è di matrice tedesca… E questa è la quadratura del cerchio.

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Paolo Benevolo, Direttore ‘Onda Verde’, rivista Aci per la mobilità sostenibile:

Per quanto riguarda l’elettrica il nostro Paese, purtroppo, è ancora un passo indietro. Se è vero, infatti, che l’aumento percentuale è a doppia cifra, è altrettanto vero, però, che i numeri assoluti non sono affatto entusiasmanti. La quota delle ibride sale costantemente, ma le “full electric” in circolazione sono ancora poche migliaia e per il 70% si tratta di auto in mano ad aziende e società di autonoleggio.

Cosa frena il mercato? Puntiamo sempre il dito sull’autonomia ancora limitata di questo genere di auto, ma, così facendo, rischiamo di perdere di vista il vero problema: nel nostro Paese manca ancora una cultura diffusa e condivisa della mobilità elettrica; mancanza che rende i consumatori italiani ancora dubbiosi e determina anche una insufficiente pianificazione di interventi e infrastrutture dedicate, da parte di chi governa le nostre città.

L’ACI crede nell’elettrico. Lo dimostra il suo duplice impegno: supportare i decisori pubblicinel delineare le linee guida di sviluppo della e-mobility in Italia; fornire servizi di car-sharing elettrico ai cittadini delle principali città, come già accade, ad esempio, a Roma (Smart elettriche) e a Bari, dove opera la flotta di Nissan Leaf del progetto ‘GirACI”’

Roberta De Carolis

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