Titolo: I caduti di pietra – Storia di una regione in cui cadde anche la cultura
Autore: Giuseppe Russo
Editore: Photocity Edizioni
Pubblicazione: 24 marzo 2015
Genere: Saggio storico
Pagine: 224
Versione cartacea: 12,50 € (Photocity Edizioni ibs)

Sinossi
Il 10 giugno del 1940 l’Italia fascista entrava in guerra, persuasa da un’illusione storica e da calcoli politico-militari totalmente errati. A Napoli, diventata uno strategico trampolino di lancio verso il Mediterraneo, la guerra portò  enormi disastri, inghiottendo non solo più di ventimila civili innocenti, ma danneggiando e devastando per sempre una grande fetta del patrimonio storico, artistico e culturale della città. La stessa sorte, seppur in misura minore rispetto alle tragedie della problematica città partenopea, toccò ad altre zone della regione. Numerosi centri furono prima bombardati dagli angloamericani, poi colpiti dai
nazisti in ritirata, e successivamente usati e violentati dall’occupazione degli Alleati. Questi ultimi, inizialmente definiti “liberatori”, alla fine agirono ugualmente come un esercito d’occupazione feroce e non meno odioso del nemico in ritirata. Gli anni della guerra, in Campania, furono tre volte più devastanti che nel resto d’Italia. Non caddero solo militari e civili. Caddero anche le pietre angolari della nostra cultura.

«…I bombardamenti a tappeto non prevedevano solo la distruzione  delle infrastrutture e degli obiettivi militari, ma si prefiggevano soprattutto di distruggere il morale delle popolazioni colpite attraverso la cancellazione delle basilari strutture civili di una città: palazzi, ritrovi, piazze, monumenti, trasporti, uffici, fabbriche, chiese. Nulla fu lasciato al caso, né alla pietà…»
«…la città partenopea, dopo esser diventata il simbolo martoriato delle atrocità di una guerra voluta solo da un uomo, […] trovava la forza di liberarsi dei vendicativi tedeschi, e  del tristemente noto comandante Walter Schöll, il giorno prima dell’arrivo degli Alleati, i quali tra timori, perplessità e gioia della popolazione partenopea, entravano a Napoli il ‘1° ottobre 1943’. Ma se Mussolini, mesi addietro, aveva prospettato un indurimento della ‘razza napoletana’ grazie alla guerra, la realtà storica vissuta dai napoletani fu profondamente diversa, ed efficacemente esposta dalla relazione del Colonnello Hume al Segretario del Tesoro degli Stati Uniti…»

«…Tra i partecipanti alla Grande Guerra, vinti e vincitori, vi era un sentimento di rivalsa pronto ad esplodere. […] Il secondo conflitto era prevedibile e pressoché inevitabile. […] Tutti erano pronti a rivendicare qualcosa a vario titolo…»
«…A Napoli le già magre razioni alimentari venivano dimezzate a metà marzo (1941), la carne appariva quasi un’utopia, e il caffè, razionato  da tempo, era pressoché scomparso. I napoletani […] erano costretti a svenarsi se non volevano accontentarsi della ‘ciofeca’ di orzo e cicoria, cioè dell’imbevibile surrogato consigliato patriotticamente dal Duce in persona..»
«…Un palazzo del 1600, con una storia di circa 350 anni, era stato quindi riorganizzato con sale destinate a ‘wine bar’, come nel  Salone degli Ambasciatori, in un perverso percorso di trasformazioni e violenze alla storia, all’arte e alla stessa cultura partenopea. Nel corso  dei lavori di trasformazione, i tecnici militari bucarono, ad esempio, le volte di vari ambienti per attrezzarli ed installare tubature a soffitto, deturpando i ‘Passetti della Regina’  dipinti da Domenico Antonio Vaccaro, e sfregiando anche i pavimenti di antica maiolica per creare le canalizzazioni di terra dei servizi, come segnalato in una relazione dello stesso Bruno Molajoli. Ma uno dei peggiori danni fu fatto nella  Sala di Maria Cristina, dove il soffitto fu addirittura imbiancato (scialbatura), facendo sparire l’affresco della  ‘Aurora’  del De Mura, un’opera della seconda metà del 1700 realizzata per Ferdinando IV di Borbone, nella stanza che sarebbe stata riconvertita in sala di vestizione del Re..
Biografia
Classe ’72, amante della storia e delle tradizioni locali italiane ed europee, tecnico informatico, web master, scrittore di testi tecnici,  dottore in Scienze del turismo per i beni culturali cum laude, e Master in Culture Ambientali, si dedica da anni alla ricerca storica sulle deturpazioni culturali in Italia durante i periodi bellici del ‘900. Proprio  grazie alla sua passione, termina il percorso universitario con una tesi che oggi rappresenta la base fondante del suo progetto  personale: il recupero dei beni culturali deturpati, violentati o rubati durante la Seconda Guerra Mondiale. Autore de I Caduti di Pietra – Storia di una Regione in cui cadde anche la Cultura, saggio storico (diverso) pubblicato nel 2015 con Photocity Edizioni, ha in corso ulteriori ricerche per stilare nuovi testi relativi alle tragedie subite dai beni culturali italiani e campani.
Attualmente in compilazione vi sono I Caduti di Pietra – Il sentiero spezzato, testo che analizza le perdite, le distruzioni ed i furti subiti dai siti borbonici del sud Italia, con specifica attenzione per quelli di Napoli e Caserta, ed il secondo capitolo relativo alla Seconda guerra mondiale I Caduti di Pietra – Attacco all’Italia, dove si estenderà l’analisi delle perdite culturali a tutto il territorio nazionale.
La filosofia dell’autore è semplice: ricordare il passato per costruire un futuro migliore. Sulla base di questo semplice  motto, continua giornalmente ad impegnarsi per contribuire culturalmente alla rinascita del territorio e dei beni culturali italiani.
SITO UFFICIALE:  www.icadutidipietra.it

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