Fotografia: dalle fiabe passa la via per la realtà?

E’ uscito il trailer del nuovo film di Tim Burton La casa per bambini speciali di Miss Peregrine, dove uno snodo della storia è rappresentato da un vecchio album di fotografie che mostrano strani e stravaganti personaggi, foto di un passato che diventerà presente.

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E’ uscito il trailer del nuovo film di Tim Burton La casa per bambini speciali di Miss Peregrine, dove uno snodo della storia è rappresentato da un vecchio album di fotografie che mostrano strani e stravaganti personaggi, foto di un passato che diventerà presente.
Vedendolo, non so perché, mi ha spinto a chiedermi quale “porta” tentare di aprire per parlare di fotografia a chi, ancora bambino oggi, sarà “il mercato dell’editoria domani.

Incuriosire prima che mostrare, raccontare fiabe per affamare di realtà: è la sola via rimasta alla fotografia per “bucare”?
Si discute tanto di analfabetismo visuale, di bulimia da bombardamento d’immagini, di mancanza di punti d’orientamento nell’oceano iconografico, della perdita di credibilità della fotografia come testimonianza e della caduta definitiva di un altro confine, quello tra vero e verosimile. Cose dette e sentite mille volte. Ma, in tutto questo, una certezza forse c’è: solo educando alle immagini i futuri uomini avremo un giorno un pubblico adulto consapevole ed esigente, con crollo verticale di fotogattini e richieste più alte e qualificate. Solo dove c’è domanda il mercato risponde con adeguata offerta. Non è la stampa, ma il marketing, bellezza!

La bussola è impazzita, e mentre la credibilità di una foto che vince il Pulitzer (Laszlo Balogh di Reuters, l’autore) viene messa in discussione da un filmato ripreso nella stessa situazione, qualche giorno fa, nella seconda tappa di Portfolio Italia Fiaf, concorso destinato ai fotoamatori, ha vinto un reportage fresco e profondamente autentico (Giuseppe Torcasio l’autore), una serie di foto fatte nel microcosmo di un piccolo ufficio postale, affresco di tipi umani, volti, atteggiamenti, posture, azioni e tic che raccontano ottimamente una piccola grande storia italiana. Tutto realizzato con uno smartphone, dunque anche una lezione di come se ne può fare buon uso. E, mentre riaprono alcune linee produttive di pellicole fotografiche ormai chiuse da anni, Leica mette le sue ottiche sugli smartphone.
Code di spettatori alle mostre fotografiche da una parte, chiusura inevitabile per giornali che cercano di proporre buona fotografia dall’altra. Tutto e il contrario di tutto.

Ma ad un bambino, cosa dire? Da dove partire per destare la sua curiosità parlando di fotografia e di fotografie?
Come oggi una vecchia maestra lo annoierebbe con la lezione di trent’anni fa, così credo non funzioni più un’educazione all’immagine legata alla fotografia giornalistica, alla fotografia come fermo immagine della vita e degli accadimenti. I nostri bambini sono più avanti di noi, vedono già tutto, vedono già troppo, sono ipertecnologici, si raccontano in selfie, parlano già fotograficamente, sia pure al grado zero.

Oggi a un bambino cosa manca, e dunque cosa potrebbero apprezzare davvero intimamente? Non realtà, altra realtà, ancora realtà (seppure virtuale), ma fiaba, fantasia, immaginazione, ovvero ciò che spesso gli è stato “congelato”. Sarà mica un caso se l’unico settore dell’editoria in buona salute è quello dei libri di storie per l’infanzia. In questo la fotografia, usata in un certo modo, potrebbe fare molto e rimettere in moto il loro lato visionario, finalmente, grazie a quella curiosità che è il punto di partenza per ogni “ripartenza”.

Inventare storie su foto “strane” trovate per caso in uno scatolone, sfogliare vecchi album di foto con abiti, auto, pettinature visti solo nei film, leggere la dedica scritta dietro la foto di un soldato. E costruirci su. Le fotografie sono coaguli di storie e “sbobinarle” assieme a un bambino, anche solo inventandole, è una via per connetterlo con la quintessenza della fotografia stessa: la sua capacità di raccontare o di indurre racconti. Chissà, forse siamo finiti sul pianeta utopia, ma i sogni, le proiezioni e le fantasie che ogni bambino ha diritto di coltivare sono sempre, in fondo, magnifiche utopie che talvolta si avverano. Pensa però come siamo messi: io fotogiornalista convinto e non di primo pelo, che parlo della fotografia come utopia. Ma dove andremo a finire, signora mia… signora Fotografia!

 

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