Oggi affronteremo l’argomento colori, o meglio cosa c’è nei colori utilizzati per la realizzazione di un tatuaggio.
Questo tema sta diventando negli ultimi tempi sempre più presente tra le persone, perché di tanto in tanto girano voci sulla tossicità delle materie prime impiegate.
Le normative dei colori si stanno uniformando in quasi tutti i paesi d’Europa, ma bisogna sempre fare molta attenzione a quelli che contengono rame, litio e piombo.
Tra quelli citati, il più pericoloso è il piombo, in grado di provocare anche danni neurologici permanenti oltre a compromettere il funzionamento del sistema renale.

In maniera molto più lieve è il litio a provocare gli stessi, mentre il rame crea problemi legati all’apparato respiratorio ed irritazione della pelle.
Ogni inchiostro adoperato per i tatuaggi non ha la stessa composizione chimica standard, ma tutti sono caratterizzati da due componenti principali: il pigmento ed il veicolo.
Solitamente l’artista che sta per realizzare un tatuaggio mischia diversi colori tra loro per arrivare al pigmento desiderato, ma la stragrande maggioranza degli inchiostri sono fatti di materie plastiche, sali metallici e tinture vegetali.
La funzione del veicolo è quella di distribuire uniformemente il pigmento nella materia fluida, di prevenire la formazione di sostanze patogene e l’agglomerazione dei pigmenti, in modo tale da favorire l’applicazione sulla pelle.
Le sostanze dei veicoli che si adoperano maggiormente sono alcol etilico, amamelide naturale, acqua purificata, glicerina, listerina e glicole propilenico.
È possibile che spesso venga usato anche l’alcol denaturato oppure altri tipi di alcol come l’antigelo ed il metanolo, tutte sostanze altamente tossiche che sconsigliamo di utilizzare.
Il pigmento, che viene inserito nell’inchiostro, serve a conferire il colore, ed alcuni di essi hanno origine naturale, ma nella maggior parte dei casi si ricavano sinteticamente.
Non vi è molta trasparenza da parte dei produttori per quanto riguarda le materie prime ed anche i processi di realizzazione dei colori, ma grazie all’ausilio di diverse tecnologie, si è scoperto che nei pigmenti sono sempre presenti alluminio, titanio e carbonio.
Per evitare l’insorgere di problematiche permanenti o di patologie gravi, sarebbe utile e necessario che la legge regolasse la disciplina della produzione degli inchiostri, imponendo la lista dei componenti al loro interno, tenendo conto del fatto che queste sostanze vengono a contatto con la pelle, e quindi non dovrebbero essere presenti sostanze potenzialmente dannose.
A seconda dell’inchiostro che si adopera, varia la sua composizione chimica:

– Nero: pigmento nero fumo, resina acrilica, acqua glicerina, amamelide ed alcol isopropilico
– Bianco: resina acrilica, acqua e biossido di titanio

– Rosso ciliegia: pigmento rosso 210, resina acrilica, pigmento blu 15, acqua, alcol isopropilico, glicerina ed amamelide

– Giallo: pigmento giallo 65, ossido di titanio e resina acrilica

– Arancio: pigmento arancio 13, pigmento rosso 210, resina acrilica, glicerina, amamelide, acqua ed alcol isopropilico

– Verde scuro: pigmento verde, glicerina, acqua, alcol isopropilico, resina ed amamelide

– Blu chiaro: biossido di titanio, pigmento blu 15, glicerina, acqua, alcol isopropilico e resina acrilica

– Blu viola: biossido di titanio, resina acrilica, pigmento violetto 1, acqua, amamelide ed alcol isopropilico.

Questi componenti sono quelli maggiormente usati. Vi consigliamo, quando decidete di farvi un tatuaggio, di chiedere sempre la lista dei componenti degli inchiostri che il vostro tatuatore andrà ad utilizzare. Anche da questo si vedrà la sua professionalità.

Di Anna Scarselletti

Fonte originale: Tattoo Art Blog

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