IDEE CONFUSE

Il cosiddetto “reddito di cittadinanza” dei 5 stelle è diventato una sorta di mantra che tutti gli esponenti grillini ripetono ad ogni occasione. La crisi, la povertà e la disperazione degli italiani sono il terreno di coltura da cui nasce la proposta pentastellata. Leggiamo dal blog di Beppe Grillo (anzi, di Emanuele Bottaro) che il provvedimento andrebbe a garantire a tutti i cittadini maggiorenni, comunitari e non (purché il Paese di orgine abbia firmato con l’Italia un trattato per garantire i diritti sulla sicurezza sociale) , disoccupati o precari che siano, il raggiungimento del reddito minimo annuo di 9360€ (780€ mensili), che corrisponde alla mediana del reddito italiano stabilito da Eurostat nel rapporto 2013. Quindi a tutti verrebbe garantito un reddito minimo, a chi riesce col proprio lavoro a raggiungere quella soglia non spetta nulla: se un precario guadagna 6000€ annui, lo Stato andrebbe a colmare il gap erogando i restanti 3360 utili a raggiungere la soglia. Un cittadino disoccupato che beneficia del pieno RdC deve essere iscritto al collocamento e non può rifiutare 2 offerte di lavoro consecutive in un anno, pena la perdita del reddito. Al di là delle varie questioni che un tale provvedimento potrebbe sollevare (su tutte l’ulteriore livellamento verso il basso del mercato del lavoro perché – vien da sé – che chi offre lavoro potrà farlo a “ribasso”, potendo contare su una massa di forza-lavoro “costretta” ad accettare qualsiasi condizione), cerchiamo di comprendere bene quale filosofia si cela dietro.

La parola “reddito” sta ad indicare un utile che scaturisce, in un determinato periodo di tempo, da un’attività o da un impiego di capitale, “di cittadinanza” fa invece presupporre che ogni cittadino abbia diritto a percepire tale utile. Ma così ovviamente non è, perché abbiamo appena riportato che i destinatari della misura sono soltanto quei cittadini che non raggiungono la soglia di povertà, stabilita in 9360€. Non è quindi opportuno parlare di Reddito di Cittadinanza, semmai di Reddito Minimo Garantito che è una misura di stampo “socialista” adottata in molti paesi d’Europa, tra cui Francia e Inghilterra. La proposta di introdurre un Reddito Minimo Garantito poi non nasce certo con il M5S, se ne discute almeno da un decennio e 5 anni fa naque un comitato promotore che racchiude per lo più sigle e associazioni di stampo comunista o comunistoide: http://www.redditogarantito.it/. Da questo punto di vista, Beppe Grillo non si è davvero inventato nulla: vuole introdurre una misura assistenziale per garantire le fasce più povere. Ma perchè allora lo hanno chiamato “Reddito di Cittadinanza”?

Non tutti sanno che a coniare quest’espressione fu il prof. Auriti negli anni ’90, quando l’€uro e la crisi che oggi l’Italia sta vivendo non turbavano affatto il sonno degli italiani. Giacinto Auriti arrivò a formulare un autentico Reddito di Cittadinanza basandosi sulla sua rivoluzionaria teoria monetaria, quella della moneta di proprietà popolare. Il professore di Guardiagrele spiegava come la moneta attuale non fosse più una ricevuta, una “cambiale” che rappresentava un corrispettivo in oro (come accadeva fino al 15 Agosto del 1971, quando Nixon dichiarò la fine degli accordi di Bretton Woods e quindi la fine del gold-dollar-standard), ma un semplice “simbolo” che acquisiva valore grazie a chi lo accetta, ovvero grazie ai cittadini che lo utilizzano come mezzo per scambiare i propri beni e servizi. Denunciava quindi l’appropriazione ingiustificata della proprietà della moneta da parte del Sistema delle Banche Centrali, quelle che creano dal nulla la moneta e la prestano ad interesse agli Stati. Quindi il debito che scaturisce dall’emissione monetaria è in realtà un credito che spetta a tutti coloro che danno vita al valore monetario che nasce per convenzione, per accordo, per appartenenza ad una Comunità Nazionale. Da questa convenzione nasce il valore monetario, ne è riprova il fatto che se noi mettessimo Mario Draghi a stampare moneta su un’isola deserta non nascerebbe alcun valore perché manca chi è disposto ad accettarla. Per questo motivo quando la Banca Centrale crea denaro, questo dovrebbe essere ripartito per ogni singolo cittadino vivente che compartecipa al valore creato. Concretamente, una TLTRO della BCE porterebbe nelle tasche di ogni cittadino maggiorenne circa 3.000€ annui, da immettere in circolazione nell’economia per garantire il pane quotidiano. Non è una misura per la povertà, ma è una misura di uguaglianza, di sostanziale democrazia: i soldi vengono percepiti da ogni cittadino, indipendentemente dal suo reddito o dal suo stato sociale. Questa misura annullerebbe il meccanismo del debito e lo Stato potrebbe effettuare delle politiche di riscossione delle imposte finalizzate all’erogazione di servizi, mentre oggi lo Stato vessa il cittadino per ripagare il debito che le banche generano ogni qual volta emettono denaro. Quella di Auriti è un’autentica rivoluzione, in grado di capovolgere l’attuale paradigma debitocratico.

Ma allora che c’entra Grillo col Reddito di Cittadinanza di Auriti? Anche qui purtroppo in pochi sanno che Grillo fu “discepolo” di Giacinto Auriti. A cavallo degli anni ’90 il guitto andò letteralmente a scuola dal professore, che di lui disse: “è il mio miglior allievo”.  Concetti come moneta complementare e reddito di cittadinanza, che oggi vengono grossolanamente scimmiottati dai parlamentari pentastellati, furono appresi da Grillo in tempi lontani, direttamente dal prof. Auriti. Oggi quei concetti sono stati mutuati e distorti, totalmente svuotati del loro significato originario. Probabilmente per opportunismo, per ignoranza o – chissà – squallide collusioni con mondo finanziario, Grillo ha abbandonato la via tracciata dal prof. Auriti. Oggi che governa importanti città come Roma e Torino e che potrebbe addirittura andare al Governo del Paese, Grillo avrebbe l’opportunità di compiere quella rivoluzione che Auriti aveva immaginato e che contribuì a formare la sua coscienza politica (prima non era nient’altro che un comico con idee comuniste come tanti altri). Ma persegue imperterrito, e probabilmente comodo, a mantenere vivo il sistema del debito. Chissà cosa direbbe oggi di lui il professore…

twitter @francescofilini



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