La fabbrica dei malati – Come creare malati per ingrassare le tasche di Big Pharma

Intervista a Marcello Pamio: "Il fatto che la sanità sia ormai diventata un business è sotto gli occhi di tutti; ma Big Pharma tenta di nascondere le estreme conseguenze che ha raggiunto la sua avidità del profitto."

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Il fatto che la sanità sia ormai diventata un business è sotto gli occhi di tutti; ma Big Pharma tenta di nascondere le estreme conseguenze che ha raggiunto la sua avidità del profitto.

Il nuovo libro di Marcello Pamio (“La fabbrica dei malati”), il fondatore del portale Disinformazione.it, ha proprio lo scopo di riportare alla luce la strategia che l’industria farmaceutica usa per ampliare il proprio business.

Come riesce Big Pharma a influenzare la politica verso i suoi obiettivi? C’entra la corruzione?

Marcello Pamio: Big Pharma ha tantissimi metodi perchè quando hai tantissimi soldi puoi fare qualsiasi cosa. Non è solo un discorso di corruzione della politica perchè si parte proprio dagli istituti di ricerca. Le più importanti ricerche nell’ambito della medicina vengono finanziate con soldi privati, spesso dati dall’industria farmaceutica. Quindi, è chiaro che tutto è viziato fin dall’inizio. Poi, corrompono le agenzie di controllo dei farmaci (vedi la FDA americana e l’Agenzia Europea per i medicinali). La corruzione, con queste agenzie, avviene tramite il meccanismo delle “porte girevoli”: direttori che gestiscono i centri di controllo sui farmaci, spesso, all’uscita da questi enti, finiscono per lavorare per le case farmaceutiche. È il caso, per esempio, di Thomas Lonngren, per dieci anni direttore esecutivo presso l’Ema e ora direttore presso la Pharma Executive Consulting Ltd. Esiste un primo livello di corruzione nell’ambito della ricerca, il secondo riguarda la possibilità di commercializzare prodotti che non sono innocui per la salute umana o che non servono realmente. Infine, l’anello che unisce i pazienti e le case farmaceutiche sono i medici e, tramite interessi, pubblicazioni e docenze ben pagate, i medici vengono influenzati a spingere determinati farmaci piuttosto che altri. La corruzione, dunque, non è solo a livello politico.

Prima hai parlato dell’esistenza di farmaci inutili. Ci sono anche malattie create ad hoc dall’industria farmaceutica?

Marcello Pamio: Sì. Questo è uno dei tre piani messo in atto dalle case farmaceutiche per creare malati. Il primo è l’abbassamento dei valori di normalità. Questo rende ogni anno decine di milioni di persone oggettivamente sane malate di punto in bianco. Questo è il caso del colesterolo; a causa dell’abbassamento progressivo dei livelli di “normalità” dagli anni Novanta al 2003 29 milioni di americani in più sono considerati bisognosi di cure con le statine. Il secondo tassello è invece il piano qualitativo, cioè creazione di vere e proprie malattie. E se non le inventano di punto in bianco, alcune situazioni le fanno diventare malattie. Tra le patologie ormai in crescita esponenziale ci sono dei normalissimi situazione dell’essere umano, come la gravidanza, il parto, l’iperattività dei bambini, l’osteoporosi, il disturbo disforico premestruale delle donne. Ci sono decine di malattie inventate che però permettono di spacciare milioni di farmaci.

La chemio-terapia: cura o solo business?

La chemioterapia per la medicina è la cura per eccellenza. Rientra nella famosa “trinità”: chirurgia, chemio e radioterapia. Rinunciare a questo dogma comporta spesso il radiamento dall’Ordine. Guai a criticare i protocolli ufficiali! La chemioterapia ha una serie di effetti collaterali che sono tremendi. Solo che essendo l’unica cura riconosciuta è l’unica messa in pratica. In uno studio di Morgan, Ward e Barton, pubblicato nel 2004, i tre ricercatori australiani riportano i dati ricavati da dodici anni di analisi di 112 patologie tumorali (la maggior parte dei tumori più diffusi) su oltre duecento mila persone per vedere quanto incideva nella sopravvivenza a cinque anni la chemioterapia. I dati sono veramente allarmanti: dopo cinque anni, la chemioterapia aiuta nella sopravvivenza nel’2,1% dei casi. La domanda ha questo punto è: “Ma l’altro 98% muore per la chemioterapia?” E’ una domanda legittima da porsi. Anche se è il metodo riconosciuto per eccellenza, è un problema a causa dei suoi effetti collaterali.

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