La rabbia di Rossi e Lorenzo è sintomo delle carenze della MotoGP

La gestione delle modifiche del tracciato di Barcellona dopo l'incidente mortale di Luis Salom ha evidenziato alcune delle carenze organizzative della MotoGP

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Domenica scorsa Valentino Rossi ha insistito a dire che, dopo quello che è successo durante il fine settimana tragico di Montmelo, stava considerando la possibilità di ritornare a partecipare alle riunioni della Safety Commission, che si tengono in occasione dei GP, alle 17:30 del venerdì.

Lo shock della morte di Salom ha portato ad un incontro tra i piloti della MotoGP e, una volta deciso che il weekend sarebbe andato avanti, hanno iniziato a discutere delle misure necessarie per farlo e, in questo caso, di un cambio del layout.

Dieci piloti della MotoGP hanno iniziato a trattare il problema con l’aiuto di una mappa della pista, fino a quando non hanno realizzato che fosse meglio farlo sul campo, quindi hanno preso gli scooter e si sono recati alla curva 12.

Per la Honda c’era Marc Marquez; per la Ducati entrambi i piloti, così come per Tech 3; Aleix Espargaro era presente per la Suzuki, inoltre c’erano Tito Rabat, Jack Miller, Cal Crutchlow ed Alvaro Bautista.

Ovviamente gli assenti più importanti erano i due piloti della Yamaha, che hanno giustificato la loro assenza senza molta credibilità il giorno successivo, suscitando anche pesanti critiche da parte dei loro colleghi.

Ancora peggio è stato quando l’italiano ha suggerito – non si sa se scherzosamente o meno – che qualcuno potrebbe aver colto l’occasione per aiutare un team specifico, apportando delle modifiche anche ad un’altra curva.

Rossi e Lorenzo sono rimasti infastiditi del fatto di non essere a conoscenza del cambiamento che era stato concordato e di non essere stati parte del processo decisionale. Anche se ognuno ha mostrato il suo disagio in maniera differente.

L’italiano ha ammesso il suo errore: “Sono pienamente consapevole del fatto che la Safety Commission si svolge ogni venerdì alle 5:30 di pomeriggio. Ma sono stato molto impegnato ed è stato un errore non andare questa volta”.

Lo spagnolo, nel frattempo, ha cercato di trovato un colpevole, puntando il dito contro l’organizzazione. Ha sostenuto che una decisione così importante, come modificare il layout della pista, non possa essere presa senza il campione del mondo: “Se avessi saputo che stavano per discuterne, naturalmente ci sarei stato”.

Il disordine che coinvolge la Yamaha è solo un esempio delle carenze che ha il campionato quando si presenta una situazione estrema come quella di venerdì.

In primo luogo, il fatto che i piloti abbiamo bisogno di riferire alle loro squadre le modifiche al layout non sembra l’opzione più appropriata, soprattutto quando gli unici che lo sapevano erano quelli che partecipano alle riunioni che, pur trattando un tema importante come la sicurezza, sono facoltative.

Questo non accade in Formula 1, per esempio, dove il briefing dei piloti del venerdì è obbligatorio per regolamento.

Quando si tratta di assegnare delle responsabilità, la soluzione più equa sarebbe quella di dividersele. Lorenzo e Rossi non hanno capito che, in quella giornata, avrebbero dovuto mettere gli interessi collettivi davanti ai propri, e la Yamaha non è stata capace di assisterli, facendogli capire quanto fosse importante l’incontro. E gli organi regolatori (FIM, Race Direction e Dorna) non hanno agito nel ruolo di leader per organizzare un incontro ufficiale con i rappresentanti di tutte le parti, inclusi team e piloti.

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