La via europea verso il multipolarismo

Se il conflitto per la predominanza in Europa sfocia in un caos disorientante è perché i contendenti non hanno ancora le idee chiare

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L’UE è unita solo a parole. La retorica della cooperazione e della solidarietà collettiva copre malamente la rissa tra galletti battibeccanti per l’egemonia infra-continentale che però si piegano vilmente alle influenze atlantiche, impedendo all’Europa intera di farsi carico del suo destino. Francia e Germania, de vobis fabula narratur.

Se il conflitto per la predominanza in Europa sfocia in un caos disorientante è perché i contendenti non hanno ancora le idee chiare sul futuro comunitario nel contesto multipolare. La lotta per le zone d’influenza interne decade in zuffa per mancanza di progettualità strategica e comprensione delle trasformazioni geopolitiche che stanno riconfigurando i rapporti di forza tra formazioni mondiali.

Gli europei non riescono ancora a liberarsi del loro complesso d’inferiorità politica verso gli americani ed esitano a rompere catene divenute ampiamente anacronistiche. Eppure, il mondo unipolare sta svanendo, messo in discussione dall’emergere di nuovi poli ad oriente che iniziano a innalzarsi al rango di potenze più che regionali. Collegarsi con queste aree dovrebbe essere la priorità di Bruxelles, per esprimere meglio il proprio potenziale economico e politico e ricostruire una sovranità degna di questo nome.

Invece, i tentennamenti delle nazioni che pretendono di essere guida europea, evitando però di staccarsi dal rimorchio straniero, assumendosi con ciò le proprie responsabilità, accrescono le divisioni intestine, aumentano le soperchierie contro i membri più deboli e periferici della famiglia europea (vessati da dentro e da fuori l’Europa) ed espongono i governi a pressioni internazionali sempre più destabilizzanti.
Occorrerebbe fondare un asse tra Francia e Germania, con la Russia, per rintuzzare i piani statunitensi che puntano a fare dell’Europa un teatro di battaglia dell’inevitabile sfida russo-americana dei prossimi anni. Ma francesi e tedeschi, anziché evitarlo, cercano di accaparrarsi l’approvazione degli yankees per avere un vantaggio sul vicino e far pagare al resto della compagnia il prezzo di tale contesa suicida.

A Washington temono come la peste un super-stato franco-tedesco che possa coinvolgere pure Roma ed orientarsi verso Mosca. Questo dovrebbe essere il vero obiettivo europeo, non le chiacchiere su ulteriori allargamenti coi quali ci portiamo dentro i confini infidi esecutivi filo-americani dell’est che indispettiscono il nostro confinante russo.

E’ certamente una necessità che non potrà essere raggiunta dall’oggi al domani (data anche l’ingombrante presenza Nato sul nostro suolo) ma bisogna porre adesso le basi per avvicinarsi allo scopo. Iniziando, per esempio, con una Ostpolitik in direzione del Cremlino, come recentemente dichiarato dal Ministro degli Esteri tedesco. Se non si percorrerà questa strada l’Europa sarà semplicemente spazzata via tra mille sofferenze di cui già si vedono tutti i segnali.

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