LE ERESIE DELL’EURO

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La festa sui mercati è finita. La sbornia per le elezioni francesi si sta stemperando. In tanti cominciano a capire che si tratta di un fantoccio. Non potrà fare nulla e questa Europa è destinata a finire. Se ne parla da est a ovest, dalla Polonia, che non ha nessuna intenzione di abbandonare la sua moneta, al Portogallo. Londra è già uscita. L’esplosione è solo una questione di tempo visto che le contraddizioni, già insanabili, si sono allargate negli ultimi cinque anni. Greci e portoghesi non si possono permettere l’euro. Tenendoselo non usciranno mai dalla crisi; tanto più che l’epidemia si sta allargando. Nel 2009 c’era solo la Grecia, poi il virus ha colpito Spagna e Portogallo, infine l’Italia e oggi la Francia. Mezzo continente non funziona e si allontana progressivamente dalla Germania. Gli euro-fanatici dicono che è colpa dei governi che non fanno le riforme. Una autentica stupidaggine: sei anni di austerità e di tasse non hanno fatto altro che allargare la forbice.

La verità è un’altra: una sola valuta, una sola banca centrale, leggi e dazi identici per Paesi tanto diversi tra loro non possono funzionare. Le imprese italiane competono ad “armi pari” con quelle basate in Irlanda che pagano tasse tre volte inferiori. Com’è pensabile che la ce la facciano? Prima o poi si arrenderanno.



Il cambiamento dell’Europa è il tema del giorno. Ma quale cambiamento? Ci sono solo tre strade: la redistribuzione delle risorse all’interno dell’eurozona area, un sussidio di disoccupazione europeo e gli eurobond. Progetti impercorribili per la resistenza dei tedeschi. Gli altri Paesi devono arrangiarsi. Non sarà un caso se, con l’euro le differenze tra nord e sud in Italia sono esplose.

Bisogna sfatare il mito che il cambiamento sia il traguardo di una maratona. Serve uno sprint. Non c’è tempo perché la situazione si sta avvitando. Una cosa è, infatti, per i francesi non votare la Le Pen giudicandola invotabile, un’altra accettare la ricetta di Macron. Non tarderemo molto a vedere che non funziona. L’Europa vive ore di ebbrezza eurofanatica. Ma come sappiamo il risveglio da una sbronza di queste proporzioni provoca tremendi mal di testa.

 

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