Libia, arriva l’uomo di Soros

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Dopo quattro mesi di attesa questo martedì il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la nomina a nuovo inviato per la crisi in Libia di Ghassan Salamé, ex ministro della cultura in Libano (2000-2003) e attuale professore di relazioni internazionali nella prestigiosa Sciences Po di Parigi.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha approvato ufficialmente il passaggio dell’importante incarico il sabato della settimana passata, mentre i 15 membri del Consiglio avrebbero avuto tempo fino a martedì 20 giugno per opporsi alla nomina del professore libanese che, salvo imprevisti, dovrebbe essere confermata in questi giorni.

La ricerca di un successore di Martin Kobler era iniziata a febbraio, quando Guterres aveva appoggiato la candidatura dell’ex primo ministro palestinese Salam Fayyad. Gli Stati Uniti, attraverso la loro Rappresentante permanente alle Nazioni Unite Nikki Haley, si erano opposti con forza per evitare che Fayyad venisse nominato inviato in Libia perché, per usare le parole della stessa Haley, “c’è il rischio che vengano compromessi gli interessi di Israele, nostro alleato.” Non è la prima volta che gli alti funzionari americani si lamentano delle posizioni considerate anti-israeliane dell’Onu: solo due settimane fa gli Stati Uniti condannavano l’ennesimo invito al boicottaggio di alcune aziende israeliane fatto dall’Organizzazione ai suoi membri.

Guterres non aveva gradito il rifiuto americano e aveva commentato la scelta degli Stati Uniti condannandola come causa di “una grave perdita per il processo di pace in Libia.” Prima che la scelta ricadesse su Salamé, riferisce il Middle East Monitor , è stato messo il veto su altri due candidati al ruolo di inviato per la crisi libica, un inglese e un americano.

Ghassan Salamé è nato nel 1951 in Libano ma gli studi universitari li ha portati avanti e conclusi a Parigi. Il professore di relazioni internazionali e studi di conflitto non è nuovo all’ambiente che ruota attorno alle Nazioni Unite. Dal 2003 al 2006 è stato Senior Adviser del Segretario generale dell’Onu e, sempre nel 2003, ha svolto il ruolo di consigliere politico durante l’invasione dell’Iraq. Il nuovo inviato delle Nazioni Unite in Libia fa anche parte del Comitato direttivo di diverse Ong, tra le quali l’International Crisis Group (con sede a Bruxelles e con cui collabora anche Emma Bonino), l’International Peace Institute (con sede a New York) e della tanto discussa Open Society Foundations  del magnate ungherese naturalizzato americano George Soros. Fa parte della Global Leadership Foundation, è considerato uno dei maggiori esperti per la risoluzione dei conflitti in Medio Oriente e scrive per la rivista di approfondimento Foreign Policy. Ha pubblicato anche diversi libri tra i quali “Democrazia senza democratici: politica della liberalizzazione del mondo arabo e musulmano”, “Politica dell’integrazione araba” e “Fondamenti dello stato arabo”.

I predecessori Bernardino Leon e Martin Kobler non sono riusciti a chiudere il dossier libico. Ora tocca a Ghassan Salamé provarci e la speranza è che – memore del suo ruolo durante l’invasione dell’Iraq e grazie all’esperienza maturata durante il suo mandato da Consulente sia sotto Kofi Annan che Ban Ki-Moon – non si ripetano gli errori del passato, permettendo parallelamente il consolidamento di quella tanto millantata stabilità promessa dopo la decisione di rovesciare il regime del vituperato Mu’ammar Gheddafi.



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