Lo smartphone batte cellulari e tv: è l’anno del sorpasso

Secondo Ericsson, nel 2018 ci saranno più oggetti connessi che telefonini: è l'Internet delle cose. E i teenager li preferiscono alla tv. Mentre i dati Gartner fotografano un mercato saturo, almeno nei paesi più sviluppati

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Secondo Ericsson, nel 2018 ci saranno più oggetti connessi che telefonini: è l’Internet delle cose. E i teenager li preferiscono alla tv. Mentre i dati Gartner fotografano un mercato saturo, almeno nei paesi più sviluppati
Lo smartphone batte cellulari e tv: è l'anno del sorpasso

 

SONO ormai cinque miliardi le persone che possiedono un telefonino, e se è ancora in lieve maggioranza chi possiede un cellulare tradizionale, gli smartphone metteranno a segno il sorpasso nel giro dei prossimi mesi. Stando al nuovo rapporto sulla mobilità di Ericsson, le schede Sim associate agli smartphone supereranno per numero quelle relative ai telefoni cellulari nel terzo trimestre, cioè tra luglio e settembre prossimi. Entro il 2021, si legge nello studio, le sottoscrizioni associate a smartphone raddoppieranno, passando da 3,4 a 6,3 miliardi.

Ma c’è un altro sorpasso già avvenuto, secondo Ericsson, è quello tra schermi diversi: gli smartphone battono il televisore come mezzo per guardare video – compresi quelli trasmessi dai canali tv – mentre si è in casa. E’ così in tutto il mondo ma riguarda solo i teenager, cioè una generazione “nativa dello streaming”, nata e cresciuta con la possibilità di vedere filmati grazie a internet. Stando al rapporto, dal 2011 al 2015 i ragazzi tra i 16 e i 19 anni hanno dimezzato la fruizione di video in tv – da dieci a cinque ore circa a settimana – e hanno quasi raddoppiato (+85%) quella da smartphone, salita a poco più di cinque ore.

In base all’indagine, condotta su un campione di 9mila persone in diversi paesi di Europa, Asia e Americhe, i giovani guardano cinque ore abbondanti di video a settimana anche da computer fissi e portatili, e intorno alle tre da tablet.
Il wi-fi è la prima fonte di connessione a internet che consente la fruizione di contenuti multimediali sul telefono tra le mura domestiche, ma i teenager usano in modo sempre più frequente anche le reti cellulari. Nell’arco di 15 mesi, da luglio 2014 a ottobre 2015, il consumo di traffico dati per guardare video su smartphone da parte dei ragazzi è cresciuto del 127%.

Smartphone e cellulari, tuttavia, verranno a loro volta superati dall’Internet of Things, cioè gli oggetti connessi. Gli analisti prevedono infatti che entro il 2018 nel mondo si conteranno più dispositivi connessi ad internet che telefonini. A confermare che il boom degli smartphone è quasi finito sono le stime sulle vendite per l’anno in corso della società di ricerca Gartner. Complici la saturazione dei mercati avanzati e la tendenza a preferire cellulari tradizionali o modelli low cost in quelli in via di sviluppo, le vendite dei telefonini “smart” sembrano infatti non galoppare più come un tempo. Secondo Gartner, nel 2016 vedremo per la prima volta una crescita non più a doppia cifra, ma che si attesterà intorno al 7%, la metà rispetto al +14,4% messo a segno nel 2015.

Si tratta pur sempre di un miliardo e mezzo di smartphone che saranno venduti nel mondo, ma gli analisti evidenziano che il mercato non raggiungerà mai più i livelli di crescita degli ultimi 7 anni, con il +73% da record registrato nel 2010. Una tendenza che non stupisce, visto che già negli Usa i telefonini sono stati sorpassati perfino dalle auto per numero di nuove connessioni.
Il motivo principale è da ricercare nella saturazione dei mercati più sviluppati: chi può permettersi uno smartphone ne ha già uno in tasca e non ha bisogno di cambiarlo. La penetrazione dei dispositivi ha raggiunto il 90% in Nord America, Europa occidentale, Giappone e Paesi più avanzati dell’Asia-Pacifico.

In queste regioni gli utenti non sostituiscono gli smartphone con la stessa frequenza di un tempo: chi ha uno smartphone di fascia alta tende a tenerlo almeno per due anni e mezzo prima di considerare di cambiarlo. Del resto, quasi ogni anno produttori come Apple o Samsung lanciano sul mercato nuove versioni dei loro smartphone di punta, ma da un punto di vista tecnologico le novità non sono più esponenziali come un tempo e anche il modello “precedente” non diventa spazzatura da un giorno all’altro.

I mercati cui guardano i produttori sono India e Cina. Non a caso i due Paesi che Tim Cook, numero uno di Apple, ha di recente visitato, e che molti altri big di settore stanno corteggiando.
Tuttavia, rispetto alla Cina – che pure si avvia alla saturazione a causa della proliferazione di modelli low cost che hanno fatto la fortuna di produttori locali come Xiaomi – è l’India che ha il maggiore potenziale di crescita. “Le vendite dei telefonini tradizionali hanno raggiunto quota 167 milioni nel 2015, il 61% del totale delle vendite di cellulari nel Paese”, spiega il direttore di ricerca di Gartner, Annette Zimmermann. Gli smartphone restano costosi nel Paese, ma col calo dei prezzi medi, la compagnia stima che quest’anno gli indiani compreranno 139 milioni di smartphone, quasi il 30% in più rispetto all’anno scorso.

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