Nuovi fossili provenienti dall’isola di Flores suggeriscono che Homo florensiesis fosse davvero una specie a sé, evolutasi per lungo tempo forse a partire da Homo erectus

(Credits:Kinez Riza/Flickr CC)

In famiglia non c’è nessuno che non faccia o abbia fatto discutere (gli antropologi). Ma lui, Homo floresiensis, l’ominide rinvenuto nell’isola indonesiana di Flores da cui prende il nome, è da sempre tra membri più misteriosi del genere Homo. Soprattutto per via delle sue ridottedimensioni (circa un metro di altezza) che hanno portato a credere, in alcuni casi, che si trattasse solo di esemplari appartenenti a una popolazione a bassa statura o di individui moderni (quindi sapiens)patologicamente bassi. La scoperta di altri fossili, provenienti sempre dall’isola di Flores e presentati oggi sulle pagine di Nature, potrebbe aiutare a rispondere ad alcune di queste domande. Confermando, prima di tutto, che sì, Homo floresiensis sarebbe stato una specie a sé e non una variante dell’uomo moderno.

Homo floresiensis, soprannominato hobbit, è stato scoperto in tempi recenti, agli inizi degli anni Duemila dopo il ritrovamento di fossili presso il sito di Liang Bua. Stavolta invece, pur rimanendo sull’isola, i fossili rinvenuti provengono da una nuova località, il sito di Mata Menge, a una settantina di km dall’altro, racconta il primo dei due studi. Ma sono più vecchi di quelli che conoscevamo. Un frammento di mandibola e qualche dente, appartenuti ad almeno tre diversi individui. Risalenti, racconta il secondo dei paper pubblicati su Natureche ha datato fossili e analizzato ambiente e strumenti rinvenuti nel sito, a circa 700 mila anni fa. Ovvero: circa 600 mila anni prima dei fossili di Homo floresiensis rinvenuti sulla stessa isola. A chi appartenevano? Furono anch’essi dei florensiesis, magari più primitivi?

In effetti mandibola e denti, alcuni da latte provenienti da individui bambini, sono simili per dimensioni e caratteristiche morfologiche a quelle dell’H.floresiensis di Liang Bua.

Anche l’habitat e gli utensili rinvenuti nel sito sono tecnologicamente simili a quelli degli individui di Liang Bua. Denti piccoli sono tipici anche dei sapiens, è vero, ma la nostra specie ha avuto origine e si è spostata in Asia più recentemente dell’epoca suggerita dai fossili. Dati che nel complesso suggeriscono principalmente una cosa ai ricercatori: quei fossili sono indubbiamente ominidi molto simili all’Homo florensiesis, magari suoi antenati. Il che, tradotto, significa che le caratteristiche dimensioni ridotte della specie esistevano già da lungo tempo, almeno 700mila anni fa. E forse si erano sviluppate in un breve lasso di tempo, come indicherebbero alcuni utensili rinvenuti sempre nella regione. Di sicuro per gli scienziati va ormai scartata l’ipotesi secondo cui Homo floresiensis sarebbe stato solo un Homo sapiens malato.

Ma gli studi si spingono oltre la classificazione di Homo florensiesiscome specie e azzardano alcune ipotesi sulla sua possibile origine. Quella sostenuta dai ricercatori è che florensiesis si sia evoluto da un antenato, ben più grande, Homo erectus e che abbia acquisito le sue dimensioni ridotte – cervello compreso – in seguito a un processo detto di nanismo insulare. Ovvero, in alcuni sistemi insulari, l’assenza di risorse e di predatori produce nel tempo una riduzione nelle dimensioni. Altre ipotesi in gioco, ma meno verosimili, lo vedono discendente del più primitivo Homo habilis o forse di un australopitechina. Per chiarire caratteristiche, migrazione ed evoluzione di questi ominidi sarà d’aiuto, come sempre, l’analisi di altrifossili.

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