La procura ha aperto un fascicolo sul decesso di Sara Bosco, la 16enne trovata senza vita in un padiglione dismesso dell’ex ospedale

Istigazione o aiuto al suicidio. E’ questo il reato ipotizzato dalla procura di Roma per la morte di Sara Bosco, la ragazza di 16 anni trovata senza vita in un padiglione dismesso dell’ospedale Forlanini. Sul corpo della minore, secondo un primo accertamento, non sono stati trovati segni di violenza.

Il pm Antonino Di Maio ha disposto una autopsia. Il reato ipotizzato è anche legato al fatto che la giovane in passato aveva affermato, anche attraverso sms, l’intenzione di togliersi la vita. Chi indaga vuole capire, stante il passato di tossicodipendenza di Sara, chi le ha dato la droga. Non viene escluso poi che presto i magistrati possano convocare i responsabili della struttura ospedaliera.

Scappata domenica da una comunità di recupero per tossicodipendenti alle porte di Perugia dove era ospitata dallo scorso 5 maggio, per due giorni sua madre Katia Bosco, 40 anni appena, anche lei con una storia di dipendenza, non aveva smesso di cercarla. Dopo aver vagato nei luoghi che frequentavano insieme fino al ricovero, l’amara scoperta: il corpo della ragazzina era steso a terra in uno dei locali del padiglione Pneumologie. In un disperato tentativo di salvarla, le ha praticato un massaggio cardiaco. Troppo tardi: quando i medici del 118 sono arrivati nell’ala abbandonata dell’ospedale era già morta.

 

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