Qualche giorno fa Julian Assange, dalla sua forzata”clausura” londinese (ormai dichiarata definitivamente “arbitraria” dall’ONU) affermava: «Google è strettamente integrato con il potere di Washington, sia a livello personale che aziendale… ha aumentato il controllo sui canali di distribuzione, ed è perfettamente allineato con l’eccezionalismo americano». Secondo il co-fondatore di Wikileaks,Google è diventato un «potere statale tradizionale degli Stati Uniti».

Nei giornali italiani si rinviene la frase «Google fa campagna perHillary Clinton». È vero ed è una posizione molto, molto discutibile, ma non solo.

Sempre secondo Assange, c’è di più, ovvero: l’ex amministratore delegato, oggi presidente del CdA di Google, Eric Schmidt, da più di due mesi guida anche la Divisione Innovazione del Pentagono.

Ha ragione a farcelo notare.

Dal 2 marzo 2016 Ash Carter, segretario della Difesa USA, ha infatti nominato Eric Schmidt chairman del DoD Innovation Advisory Board.È questa un’organizzazione, costituita agli inizi dell’anno, che gode del contributo di 12 membri (condotti da Schmidt) e che si pone quale obiettivo quello di utilizzare al meglio le best practices di Sylicon Valley per scopi bellici.

In questo caso è lecito tradurre l’espressione “best practises” così: ottimizzare droni, big data, ogni forma di cyber difesa/attacco e così via, quali armi atte a sconfiggere il nemico.

La posizione assunta da Schmidt/Google è quindi altamente strategica. A questo punto è bene fare un passo indietro e parlare diAlphabet Inc., un conglomerato costituito nell’agosto 2015 che si ocupa di Web, software e apparati di telecomunicazioni ma anche di medicina e biotecnologie e venture capitalism cioè investimenti altamente speculativi su nascenti attività di rilievo. Anche Alphabet Inc. è guidata da Schmidt.

Recentemente – si legge sul giornale on line WebNews – «Alphabet ha esteso a tutti i siti la possibilità di sfruttare la tecnologia Project Shield per proteggersi dagli attacchi DDoS (Distribuited Denial of Service)» una sorta di bombardamento realizzato attraverso un elevato numero di accessi ai server in contemporanea. La nomina di Schmidt non è il primo punto di contatto tra il governo USA e Google:Boston Dynamics, team specializzato in robotica e acquisito da bigG, lavora da tempo a progetti commissionati dall’agenzia DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency).

E c’è ancora di più : di fatto la nuova supercompany Alphabet ingloba una gran parte delle precedenti attività di Google al punto di sostituirla e le estende a molte altre aree d’intervento .

In sintesi: Google come l’abbiamo conosciuta non c’è più, al suo posto c’è un conglomerato che si occupa oltre che di internet anche di biotecnologie, droni e salute, etc… Alla guida di tale nuovo conglomerato c’è un uomo che si chiama Eric Schmidt e, quest’uomo guida anche un Advisory Board del Pentagono sull’Innovazione (guerra digitale e biotecnologica).

Quindi:

1) intanto Assange ha ragione a sollevare la questione.

2) che paura se il maggior motore di ricerca del pianeta si mette al servizio della guerra, dopo che già è al servizio, in ottemperanza al Patriot Act, della National Security Agency

3) ma da dove arriva Mr. Schmidt, un signore che nel 2016, Forbesha classificato come il 100° miliardario del mondo, con un patrimonio stimato di 10,8 miliardi di dollari (un terzo dei quali acquisiti negli ultimi 5 anni)?

Vediamo:

Eric Emerson Schmidt (nato il 27 aprile 1955) è un ingegnere americano di software, imprenditore. È nato in Virginia ed ha studiato alla Princeton, a Berkeley e alla UCLA. Suo padre era un esperto di economia internazionale al Dipartimento del Tesoro durante l’amministrazione Nixon.

Dopo l’esperienza al Bell Labs e a Novell, nel 2001, a 26 anni, diventa CEO di Google mantenendo consulenze per diverse università tra cui la Princeton. Giunto a Google, Schmidt si dedica alla gestione dei vicepresidenti, all’organizzazione delle vendite, alla costruzione dell’infrastruttura aziendale e condivide con i fondatori, Page e Brin, la grande impresa della collocazione in borsa di uno dei fenomeni finanziari più imponenti di questi anni.

Il suo stipendio è sempre stato relativamente basso. Viene definito “una di quelle poche persone che sono diventate miliardarie grazie a stock option ricevute come dipendenti da società in cui non erano né fondatori né parenti dei fondatori.” I suoi costi per l’azienda hanno inciso soprattutto a causa della “sicurezza personale”, delle carte di credito e degli aerei privati.

Nel 2007 diventa, secondo PC World, “una delle 50 persone più importanti nel web”.

Nel 2011 si dimette da CEO – riceve un premio da 100.000.000 di azioni – raggiunge un patrimonio di 7 miliardi di dollari, rimane comunque presidente esecutivo di Google e consulente dei fondatori.

In politica si è distinto quale consigliere dei principali donatori per la campagna presidenziale del 2008 di Barack Obama. In seguito è stato citato come possibile candidato per la posizione di segretario al commercio ed è comunque stato nominato membro del consiglio di transizione di consulenza del Presidente Obama e membro del Consiglio dei consulenti in materia di scienza e tecnologia del Presidente degli Stati Uniti.

In sostanza Schmidt ha condotto la squadra incaricata delle relazioni tra il Governo USA e Google.

A un uomo così non poteva mancare una Fondazione di Famiglia. Fondata nel 2006 da lui e sua moglie Wendy Schmidt, si occupa di sostenibilità e uso responsabile delle risorse naturali e finanzia lo Schmidt Ocean Institute, sostenendo l’acquisizione e la gestione delle navi da ricerca.

Nel suo ruolo di maggior responsabile dell’elusione fiscale in diverse nazioni dove opera Google, Schmidt ha affermato che l’uso di Googledi “distinzioni artificiali” per evitare di pagare miliardi di imposte è “capitalismo” e che di ciò va “molto orgoglioso”.

Ciò ha sollevato – se non altro – qualche critica.

Nel maggio 2013 Margaret Hodge, presidente del comitato di conti pubblici del Regno Unito, ha accusato Google di avere in materia fiscale un comportamento “subdolo, calcolato e non etico“. Nel 2015, il governo britannico ha introdotto una nuova legge destinata a penalizzare Google e altre grandi multinazionali che evitano di pagare decine di miliardi di dollari di imposte grazie a uno schema contorto di accordi di licenza tra società e trasferimenti di capitali nei paradisi fiscali.

Intervistato più volte sulla relazione di fiducia che gli utenti ripongono in Google e sulla raccolta di Big Data, Schmidt ha risposto che in un’epoca di minacce asimmetriche la privacy e l’anonimato sono pericolose. Nel 2013 Schmidt ha dichiarato che la sorveglianza da parte del Governo degli Stati Uniti è stata la “natura della nostra società” e che lui non aveva intenzione di “esprimere un giudizio sulla questione”. Nello steso anno ha visitato sia la Corea del Nord che la Birmania promuovendo l’uso di un internet “libero e aperto” e sostenendo l’uso del sistema Google Android.

Schmidt è ufficialmente un membro del Gruppo Bilderberg (ha partecipato alle conferenze nel 2011, 2012 e 2013) e della Trilateral Commission. Che dire ? Speriamo bene.

di Glauco Benigni

domenica 12 giugno 2016

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