Il faro a Capo Guardafui, realizzato nel 1924, dopo diversi decenni di incarti, rilievi e indecisioni si può dire abbia un’anima torinese.

Il progetto, redatto dalla Regia Marina Militare, venne realizzato durante il governatorato del torinese Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon, quadrunviro della marcia su Roma; la lanterna, un’ottica girevole, ad incandescenza a vapori di petrolio, con una potenza di 7250 candele con una visibilità fino a 40 miglia, venne realizzata grazie ai progetti dell’ing. Vittorio Croizat, anch’egli torinese, che già era stato “l’inventore delle lampadine a petrolio che illuminarono Torino prima della luce elettrica” (Stampa Sera 19 febbraio 1953).

Infine, tutta la documentazione fotografica d’epoca, sia del primo faro, quello del 1924 a semplice traliccio metallico, così come del secondo faro, quello del 1930, la torre a fascio littorio, vennero realizzate da Carlo Pedrini, fotografo torinese, a capo del Regio Laboratorio Foto Cinematografico di Mogadiscio dal 1926 al 1932, istituito da C.M. De Vecchi di Val Cismon.

di Alberto Alpozzi

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