Una notizia positiva arriva dalla Germania dove alcuni ricercatori stanno lavorando a un vaccino contro i tumori che per il momento è stato sperimentato, con successo, su tre malati i quali hanno risposto positivamente alle somministrazioni attivando il loro sistema immunitario (come i medici si speravano). Gli oncologi di tutto il mondo predicano calma prima di gridare vittoria, tuttavia la sperimentazione ha trovato posto sulla autorevole rivista Nature proprio alla vigilia del più importante congresso annuale sui tumori che si tiene a Chicago.

vaccino contro i tumori

Come funziona il vaccino antitumorale? Nella pratica i ricercatori hanno messo a punto una nuova tecnica che istruisce il sistema immunitario ad attaccare i tumori. I malati che hanno preso parte all’esperimento erano tutti colpiti da melanoma avanzato. Nei loro organismi sono state somministrate nano-particelle contenenti Rna (materiale genetico) di cellule tumorali, capaci di stimolare una risposta immunitaria in grado di aggredire le cellule malate. E la risposta che si attendeva effettivamente c’è stata e per questo c’è moderato ottimismo sulla possibilità di perfezionare questo vaccino e renderlo efficace contro i tumori.

Si parlerebbe infatti di un vaccino universale contro il cancro, capace di bloccare qualsiasi tipo di tumore perché si punterebbe sulla forza del sistema immunitario di riconoscere le cellule malate e combatterle efficacemente. Il vaccino sperimentato dai ricercatori tedeschi è costituito da una capsula di molecole di grasso (liposoma) e contiene un cuore genetico, vale a dire un piccolo Rna su cui sono scritte le istruzioni per aggredire le cellule tumorali. Nei pazienti ai quali è stato iniettato per vena è stato in grado di raggiungere i distretti immunitari del corpo – ovvero la milza, il midollo osseo e i linfonodi – e immediatamente è stato in grado di attivare una forte risposta immunitaria contro il tumore.

E’ troppo presto per esultare, sostengono gli oncologi, nonostante la ricerca abbia prodotto risultati interessanti e la risposta immunitaria richiesta dopo l’iniezione del vaccino ci sia stata. La novità di questo tipo di vaccinazione sta nel fatto che si rivela in grado di raggiungere organi come la milza, che è il centro nevralgico della risposta immune. Dice Enrico Proietti, direttore del Reparto di Applicazioni cliniche delle Terapie Biologiche dell’Istituto Superiore di Sanità:

“La novità di questo lavoro sta nel fatto che questi “liposomi” (cioè gli involucri di grasso che racchiudono il vaccino) sono molto efficaci nell’indurre una forte risposta immunitaria, sia perché attivano certe sostanze come per esempio l’interferone, sia perché raggiungono organi come appunto la milza, che è il centro nevralgico della risposta immune. Bisogna comunque essere cauti, perché il dato clinico è ancora troppo preliminare”

Maris Matteucci
2 giugno 2016

 

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